Con una cerimonia sotto la pioggia, l’accoglienza dei resti mortali del concittadino Antonio Stavale caduto in guerra il 29 dicembre del 1940. Per la prima volta assistiamo ad un evento che ci riporta alla storia, ad una guerra mondiale che ha fatto milioni di morti per la libertà. Antonio Stavale, nato nel 1916 a Bisignano, allo scoppio della guerra è partito per il fronte albanese con il 18° Reggimento Fanteria, ha trovato la morte in seguito alle ferite riportate in combattimento. E’ stato sepolto a Lekdushai, nel cimitero di guerra. Lasciava la moglie Luisa ed il piccolo Francesco di appena sei mesi. I resti del soldato bisignanese sono stati traslati presso il Sacrario Militare di Bari e giunti a Bisignano per volontà del nipote Antonio, funzionario di polizia in pensione e del sindaco Francesco Fucile. “Lo accogliamo finalmente – afferma il primo cittadino Fucile – nella nostra terra. Parlare di lui significa parlare di una generazione che ha conosciuto il dovere nel modo più crudo. Ottantasei anni fa il fronte greco-albanese non era solo un teatro di guerra ma un inferno di fango e neve, dove migliaia di giovani italiani si trovavano a combattere in condizioni di estrema privazione, mossi da un profondo senso del dovere e di appartenenza. La libertà di cui godiamo oggi è frutto di una scelta coraggiosa che ci impone, ogni giorno, il dovere della responsabilità di mantenere accesa la luce della pace e della partecipazione civile”. Con il ritorno delle spoglie di Antonio, termina l’attesa e il suo lungo viaggio, si unisce alla moglie Luisa e al figlio Francesco. Erano presenti alla cerimonia officiata da don Cesare De Rosis, arciprete di Bisignano, rappresentati delle Forze Armate, dell’Amministrazione Comunale e dell’Associazione Carabinieri che hanno provveduto all’alza bandiera al suono dell’inno d’Italia che poi si è trasformato nel silenzio che ricorda i caduti ogni qualvolta ci si trova a dover vivere esperienze simili. Termina il sindaco Fucile: “Caro soldato Antonio, la guerra vi ha rubato il tempo e la conoscenza reciproca, ma il paradiso, il luogo in cui ogni dolore trova pace, vi offre l’abbraccio che la terra non ha permesso. Bentornato a casa. Viva l’Italia, viva il nostro Caduto, viva la pace”. Il nipote Antonio ha raccontato di aver pensato ad una cerimonia sobria connotata nel silenzio, nel raccoglimento familiare, poi ha parlato con l’amico fraterno Francesco, il primo cittadino e si è aperta una prospettiva diversa, del figlio di Bisignano che ritorna dopo 86 anni.
Ermanno Arcuri

